04. Typewriter

image
Typewriter, Emanuele Secco, 2014

 

Scrivere non è solo battere sui tasti. Per far sì che tutto funzioni decine e decine di molle, viti, morsetti, leve e caratteri devono fare il proprio lavoro. Con assoluta precisione.
Capovolgendo una macchina per scrivere si può avere una vaga idea della complessità meccanica del processo.
In questo caso tale complessità è ancora asservita alla volontà dell’uomo. È lo scrittore che decide quando cominciare a picchiare sui tasti o meno. Quando molle, viti, morsetti, leve e caratteri devono fare il proprio mestiere. Quando andare a capo, quando saltare riga e quando, invece, la macchina deve smettere di fare il proprio lavoro. C’è ancora una divisione netta tra controllore e controllato.
Ma vi siete mai chiesti quando il meccanismo non avrà più bisogno di un, seppur minimo, controllo umano?

E.

Annunci

4 pensieri su “04. Typewriter

  1. A me battere a macchina ricorda suonare un pianoforte… anche i meccanismi stessi che hai messo in luce con la tua foto mi ricordano l’interno di un piano.. come sbagliare una nota se ometti o canni una lettera comprometti tutto il lavoro 😀 😀

    Liked by 1 persona

    1. Bellissimo punto di vista (o Punctum, che dir si voglia). Approvo appieno quanto hai scritto, e posso aggiungere che quando l’ispirazione guida le dita per il giusto verso è come se si creasse una simbiosi ritmico-musicale tra mente e macchina, con il rumore dei tasti a dare la cadenza alle parole man mano che si imprimono sulla pagina.

      Grazie mille per il tuo contributo. Davvero stupendo.

      E.

      Mi piace

  2. Una macchina da scrivere genera dei collegamenti nel mio cervello impossibili da fermare.

    “all work and no play makes jack a dull boy”.
    Accadde Domani – Dylan Dog n°40 (Non ho più la memoria di un tempo, ho dovuto controllare in numero dell’albo ahimè).
    La voce di Adriano Giannini sull’ombra di Jude Law che batte a macchina.

    Quel suono. E’ quello che in modo sintetico “vedo” quando guardo una macchina da scrivere. Il suono delle lettere che battono. Di tasti premuti. Di “a capo” dati con la forza di chi deve assolutamente arrivare al capitolo successivo, prima che l’ispirazione sparisca.

    Venendo al tuo di punctum, non ho fatto a meno di lanciarmi a capofitto con la mente nelle tre leggi della robotica. Poi ho riflettuto sulla tua domanda. E la risposta che ne ho tratto è che quando questo specifico meccanismo non avrà più bisogno delle idee umane per raccontare storie, allora non avremo più di che preoccuparci. Perché saremo già estinti.

    Liked by 1 persona

    1. Vedo che nella risposta alla domanda sorge per forza una sorta di universo distopico con cui fare i conti. E come potrebbe fare a meno di venire fuori, dico io (soprattutto dopo Matrix e una buona fetta di letteratura fantascientifica precedente).

      Per quanto riguarda i suoni propri di una macchina per scrivere, vogliamo ricordarci anche Scoprendo Forrester per favore?
      «Qualche volta il semplice ritmo della battitura ci porta da pagina 1 a pagina 2, e quando cominci a sentire parole tue, allora batti quelle».

      E.

      Mi piace

Il tuo Punctum

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...