15. Espressioni

Espressioni 1, Emanuele Secco, 2014
Espressioni 1, Emanuele Secco, 2014

 

E.
Sai, oltre ad ammirare i monumenti, la cosa che adoro fare in una città d’arte è osservare le espressioni degli altri visitatori.
Suvvia, non negate. È impossibile non rimanere colpiti quando ci si trova davanti a qualcosa di monumentale. Qualcosa che, oltre alla sua bellezza, custodisce al suo interno ciò che più attira la nostra curiosità: il fascino dettato dal mistero.
E allora eccoci lì, me compreso, fermi, a bocca aperta, domandandoci come diavolo è stato possibile che uomini come noi, ma senza le nostre tecnologie, siano riusciti a costruire simili strutture. La domanda ci blocca ancora di più. Incapaci di intendere e di volere.
E allora eccoci lì, come bambini davanti a un negozio di giocattoli grande come un’intera metropoli.

STATUA
Ah, certo. Comprendo benissimo.
Quello che mi dici mi ricorda quando da Florentia dovevo recarmi a Roma per disquisire con le massime autorità.
Nonostante fossi una personalità politica non da poco rimanevo attonito ogni volta che mi trovavo davanti alla magnificenza della mia capitale.
Ripeto, non ero un fabbro, un contadino. Tuttavia, il biancore dei marmi mi accecava, gli immensi templi avvolgevano con le loro colonne i miei occhi.
Peccato non sia ancora così, a quanto ho sentito in questi secoli. Sembra che la mia antica città ne abbia passate di cotte e di crude.
Ma scusa: non avete mai provato a riportare Roma al suo antico splendore?

E.
In effetti qualcuno ci ha provato, ma non è andata granché bene.

STATUA
Vero, me ne ero dimenticato. Anch’io ho sentito parlare di lui. Penso anche di averlo intravisto una volta.

E.
Comunque, il tuo discorso su Roma mi ha fatto venire in mente una sensazione che mi travolge ogni volta che ci vado.

STATUA
Davvero ti piace?
Ma guarda. Non potevo trovare un compagno di conversazione più gradevole.

E.
Ti ringrazio.
Be’, ogni volta che vado a San Pietro è un’emozione unica. Se non conosci il posto non preoccuparti, ti spiego tutto dopo.
Dunque, nonostante non creda in quello che la basilica e la piazza rappresentano, e nonostante abbia studiato fino allo sfinimento i loro segreti e realizzazioni, è quasi impossibile non sentire qualcosa.
Mi spiego: realizzi che quel dato luogo è importante (o lo è stato), e il senso di soggezione provato dalle migliaia di turisti che ti stanno attorno ti investe come un’onda di piena. In quel momento l’architettura si trasforma in un enorme pescecane, pronto a ingoiare te e il carico di emozioni che ti porti dentro.
Sei piccolo. Un lattante se confrontato con cotanto splendore.
Però non sei solo. Le persone che hai attorno, una a una, provano la stessa cosa.
È questo ciò a cui puntavano i nostri avi: volevano togliere all’osservatore la capacità di esprimere un qualsivoglia giudizio.
Stupore. Stupore e niente altro.
E tutto questo l’ho ritrovato anche qui. Non ci sono differenze, solo uno stupore comune per ciò che si vede. E ora, ne sono sicuro, nei secoli non siamo gli unici ad assumere espressioni simili.

STATUA
Già. Non siete e non sarete gli unici.
Anche il più potente degli uomini, quando si trova davanti a qualcosa di più grande, si tramuta in un bambino preda di un’innocente meraviglia.

E.
Ottima considerazione finale.
Davvero niente male.

STATUA
Ti ringrazio.
Ora, scusami se ti faccio una domanda: ma cos’è San Pietro?

 

Espressioni 2, Emanuele Secco, 2014
Espressioni 2, Emanuele Secco, 2014

 

E.

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