17. Musicanti

Musicanti 1, Emanuele Secco, 2014
Musicanti 1, Emanuele Secco, 2014

 

Ricordo quando vidi una violinista per la prima volta. Cioè, non è che non ne avessi mai vista una, ma lei fu la prima che riuscì a colpirmi davvero.
Ero a Budapest, un paio di anni fa, e in tre giorni mi ero prefissato di rivivere tre anni del mio passato. Dal Bastione dei Pescatori (Halászbástya) si vedeva tutta Pest, immersa in una sottile foschia autunnale. Una leggera brezza accarezzava le acque del Danubio, placido, impegnato nel suo perpetuo moto verso sud-est.
Lei era lì. A metà strada tra la collina del Vár e il paesaggio offerto da Pest. Sotto un arco del bastione, sulle mura. Il posto perfetto in cui passato e presente si uniscono. Sospesa in una sorta di sogno suonava melodie antiche, opera di musicanti tzigani e riscopritori delle origini musicali del proprio paese.
Il suo stile era un po’ grezzo, figlio della strada un po’ come i suoi scarponi, ma la passione che ci metteva… La sua anima fuoriusciva, creando un’aura che ingentiliva e ingigantiva il tutto.
Le corde vecchie, chissà quanti concerti all’aperto avevano suonato. Le dita rovinate dal freddo, ma scaldate dalla melodia. Un sorriso gentile, stampato su un volto dagli zigomi spigolosi, accompagnava con trasporto ogni nota. Due occhi azzurrissimi, malinconici, chissà quante persone avevano visto avvicendarsi davanti a quella custodia vuota di monete.
Ed eccola lì, quella luce che cerco prima di scattare una fotografia, prima di scrivere qualcosa.
La violinista riuscì a rapirmi. Un intero pentagramma fuoriuscì dal violino e mi avvolse in una spirale. Piccole semicrome mi avvinghiarono la mano, costringendomi a tirare fuori dalla tasca la macchina fotografica e scattare.
Uno, due, tre, quattro scatti. E ancora, e ancora, finché non mi sentii soddisfatto.
Le lasciai qualche moneta. Se le meritava. La luce doveva essere alimentata. Non può spegnersi, non quando possiede una tale forza.
Pochi minuti dopo ero già sulla strada che portava ad altre cose da rivedere. Tuttavia, la violinista non si allontanò dai miei pensieri.
Appena tornato a casa, alla mia scrivania, le scrissi un racconto.

Poi passano un paio d’anni.
Ti trovi a Firenze. Piazza della Signoria. In un angolo tra Palazzo Vecchio e la Galleria degli Uffizi. È sera.
Eccola lì, la luce del musicante. Accompagna delicate scale spagnole suonate a mano libera.
La luce è lì e ti chiama. Vuole la tua attenzione.
Tiri fuori dalla tasca il telefono. Fai qualche scatto.
Una volta finito ti avvicini alla custodia aperta. Lasci qualche moneta. Il musicante ti ringrazia chinando la testa, un accenno di sorriso.
Tu sai che non è ancora finita.
Allora ti siedi non distante. Ti accendi una sigaretta. Ascolti la musica.
E la luce è ancora lì. Perpetua fiamma nel buio di una vita.
Momenti impossibili da dimenticare.

 

Musicanti 2, Emanuele Secco, 2014
Musicanti 2, Emanuele Secco, 2014

 

E.

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3 pensieri su “17. Musicanti

  1. Potrei stare qui a scrivere per ore di Musica.
    Ma qui si parla di punctum. E il mio è questo.
    Riflettevo sul perché non suono più uno strumento. Sul perché io così amante della musica, io che ho suonato, ora ho smesso.
    Mi sono reso conto che in realtà io continuo a suonare. Continuo a diffondere la mia musica.
    Solo, lo faccio attraverso una fotografia, piuttosto che una canzone.

    E queste foto, come spero facciano le mie, suonano.

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