22. Fogolâr

Fogolâr, Emanuele Secco, 2015
Fogolâr, Emanuele Secco, 2015

 

Quello che mi ricordo è il fogolâr.
Inverno. Neve. Sciarpe pesanti. Giacche a vento. Calzettoni di lana. Fiato che si condensa. Automobili ferme, tanto procederebbero a fatica.
L’appuntamento è là, in taverna. Per l’occasione sarà la stanza più calda della casa.
Amici aspettano. Un inverno freddo offre sempre qualche piccola occasione per festeggiare. Basta solo la certezza di stare insieme per qualche ora.
Si entra in casa. La scala a chiocciola va giù, verso il calore.
Il fogolâr è acceso. La polenta borbotta invitante. Un paio di salami in tavola. In cantina il vino è pronto per fare la sua comparsa. Sapori forti, arcaici, ma sono gli unici che riescono a combattere e sconfiggere il freddo.

Qualche ora dopo.
Nella pentola di rame sono rimaste solo croste di polenta.
La pelle del salame giace inerme sulla tovaglia
Ora siamo tutti seduti attorno al fogolâr. I piedi appoggiati sul bordo.
Il padrone di casa fa girare l’ultimo bottiglione.
Qualche ultima chiacchiera prima dell’imminente ritorno a casa. Tra neve e freddo.
Nessuna filosofia spicciola. Solo semplicità.
Per qualche istante non si pensa ai problemi. Quelli possono aspettare domani. Ora conta solo il fuoco, il suo calore semplice e confortante.
Il fogolâr sarà sempre lì. Pronto a ospitarci. Questo è il suo potere.

Ora mi trovo lontano dal fogolâr che avevo imparato a conoscere. È una vita, ormai.
Da un posto all’altro, sbatacchiato senza sosta, sono andato alla ricerca di qualcosa che potesse sostituirlo.
L’antico fogolâr non è più la mia casa. Lo adoro, per carità. È il luogo dove sono nato, certo, ma non sento più il suo richiamo.
Sono e rimango alla continua ricerca di un posto che sia casa. In cui accendere un fuoco e offrire qualche ora di calore ai miei cari.
Forse un posto c’è, lontano. Una pianura attraversata da un fiume. Un terra circondata da montagne. Ma è ancora lontana, difficile da raggiungere.

Per come la vedo io il fogolâr è un posto in cui si sta bene, che risponde alle nostre esigenze, che è protagonista delle speranze per un nuovo futuro.
Ma davvero sentiamo questo disperato bisogno di stabilità? Un fogolâr può anche essere un luogo in cui si sta bene per qualche ora, per ritemprarsi dalla fatica, dal lavoro che non dà pace. Può essere casa propria, casa di un amico o, ancora, una terra sconosciuta. Basta solo che quando la legna comincia ad ardere si riesca a far penetrare il calore in ogni angolo del corpo.
Chissà. Se riuscissimo a vedere il fogolâr come una rappresentazione in miniatura del mondo, forse la finiremmo con certe stronzate. Tutti, in fin dei conti, abbiamo in comune la ricerca di un po’ di calore.
Cosa ti costa scansarti e fare posto anche al nuovo arrivato?

E.

Annunci

2 pensieri su “22. Fogolâr

  1. Assolutamente d’accordo. Per me, “el fogolare” è dove si sta bene con chi si ama. Certo, si presuppone la presenza di un camino o di un fuoco qualsiasi, prendendo il nome da quello. Sono cresciuta dai nonni con una sola stanza riscaldata, grazie a una stufa a legna sempre viva. Ora in quella casa ci vivo, e ogni tanto, quando non c’è nessuno in casa, mi piace ancora aprire lo sportello della stufa, caricare di legna e guardare mentre questa brucia. Il potere del fuoco, che non perdona niente ma conforta…

    Liked by 1 persona

Il tuo Punctum

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...