26. Esame

Esame, Emanuele Secco, 2014
Esame, Emanuele Secco, 2014

 

«Buongiorno, professoressa», in coro.
In cambio un cenno asettico.
Lei si siede alla cattedra. Fruga nella borsa, ne tira fuori il registro. Lo apre. Fruscio di carta, è la condanna a morte del giorno.
Gli occhi di tutti seguono a intermittenza il dito indice che scorre sull’elenco alfabetico e le labbra che sussurrano cognome dopo cognome.
Se è il mio turno mi giustifico, pensa il furbo.
Ma sì. In fondo che cazzo me ne frega, dice tra sé e sé quello seduto in ultima fila, ultimo posto a destra. Sì, quello con scritto in fronte ‘bocciato’ già da inizio anno.
Anche se mi chiama ho imparato tutto a memoria, pensa il secchione. Papino e mammina saranno molto contenti di lui, e a ogni ricevimento con i professori si vanteranno con gli altri genitori di quanto il proprio cocco sia bravo.
Bon, spero non mi chiami, ma se lo fa sono comunque riuscito a rileggere qualcosa, pensa quello che non si ammazza di studio, che non vive solo per dimostrare eccellenza o per compiacere i genitori. Gli basta prendere 6. Gli va bene così. L’importante è superare ogni prova e uscire dal quel carcere il più presto possibile.
Il dito si ferma. Tutti trattengono il fiato.
La professoressa pronuncia il cognome scelto. Tono piatto, privo di passione.
Dal lato opposto della classe giunge un grido: «Mi giustifico!»
La prof. alza gli occhi. «È già la seconda volta questo mese». Seguono un mare di scuse. Se le studia bene, lui. I suoi occhi non riescono a nascondere le bugie appena dette.
Un sospiro. Lei non dice niente, ma in testa il cognome del giustificato è ancora una volta in lizza per la bocciatura. Vediamo chi riderà per ultimo. I suoi occhi tornano sull’elenco. Salta due cognomi. Arriva al tuo.
«Avanti, vieni.»
Risatine e sospiri di sollievo dalle ultime file.
Ma porca troia, urli dentro di te. Sei riuscito a trattenerlo a stento, di’ la verità. Tocca sempre a te. Tu che hai usato la giustificazione solo quando davvero serviva. Tu che ti impegni, nonostante il più delle volte i buoni risultati stentino ad arrivare.
Ti volti verso l’infame giustificato. Sta ghignando rivolto alla sua cricca. Carogna…
«Ti giustifichi?» La professoressa ti sta concedendo una possibilità. Capisce subito se hai studiato il giorno prima, e tu non l’hai fatto. Non hai potuto, avevi le ripetizioni di matematica e un mucchio di esercizi da fare. Ciononostante l’orgoglio è una brutta bestia.
«No, prof. Ci provo.»

Fortuna che ha scelto un altro cognome per farti compagnia: gli ha riservato le domande più difficili. Un po’ ti senti in colpa, ma lui erano due mesi che non veniva chiamato. Doveva aspettarselo.
Alla fine sei riuscito a guadagnarti un 7. Non male per non aver letto nulla, pensi.
Vale ancora qualcosa essere l’unico in classe interessato alla letteratura.

Per fortuna ora non è più così. Per carità, ci sono esami che si frequentano solo per ottenere crediti. Tuttavia, ciò che davvero ti muove, ora, è la passione. E un bravo professore è sempre in grado di riconoscerla, premiandoti.
Vero, sì. Ma ce la si fa ancora addosso prima di un esame.

E.

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