45. Vintage

Vintage, Emanuele Secco, 2015
Vintage, Emanuele Secco, 2015

 

Una domenica di sole.
Tra le bancarelle, un giro con gli amici. Si cerca di qualcosa di carino da portare a casa. Magari a pochi soldi.

La prima sensazione è quella di perdere venti e più anni. Lentamente rimpicciolisco. I capelli tornano a essere biondi.
Sembra di camminare ancora in uno stretto passaggio tra banchetti messi su alla bell’e meglio. Basta un piano, un telo rappezzato e si può esporre la merce. Si precede a fatica tra centinaia di altre persone. Sui piani c’è di tutto, anche oggetti abbastanza preziosi. Qua e là spuntano colonne fatte di colbacchi ancora addobbati con una stella rossa. File e file di decorazioni militari su cui troneggiano falci e martelli dorati.
Più in là ci sono i mobili. Qualche vetro rotto, un po’ di tarli, ma la vetrinetta mantiene comunque la sua antica dignità. Tempi in cui era l’uomo a costruire, non una macchina che non sa e non riuscirà mai a imprimere un marchio di fabbrica degno di tale nome.
Si può trattare sul prezzo, poco ma sicuro. È tutto più semplice quando impari il meccanismo. Mostri di essere interessato, tasti un po’ il terreno, infine fai la tua offerta. È la mamma, quella più spigliata. Riesce a mettere insieme un’infarinatura di vocaboli, si fa capire. Le cose possono andare anche per lunghe. Il più delle volte riesce a spuntarla, altre volte no. Peccato, ci ha comunque provato.
Ma a me tutto questo non interessa. A me piace rifarmi gli occhi rimirando le cataste di giocattoli appartenuti a chissà quanti altri bambini. C’è davvero di tutto, anche roba sigillata nella confezione. Ripensandoci, ora, probabilmente erano le rimanenze di un negozio fallito o roba rubata. Ma in questo momento sono tornato a essere un bambino biondo, magro e che chiama ‘casa’ un posto che lo vede come straniero.
Diciamola tutta: il vero obiettivo della mattinata è riempirsi la pancia con qualcosa di buono. Basta seguire il profumo di fritto, di strutto e lardo lasciati al sole, e sgomitare tra la folla, finché non si raggiunge il baracchino delle lángos. Una cucchiaiata di panna acida, formaggio trappista grattugiato e il gioco è fatto. Qua le frittelle sono buone salate. Dolci mi stufano in fretta.

In un paio di secondi cresco. Ho qualche hanno in più.
Il biondo dei capelli ha cominciato a scurirsi, ma sono ancora magro uguale.
Questa volta il mercato si trova nel bel mezzo di una città millenaria, centro di potere e fede.
Sono qui insieme a tutta la famiglia solo per una cosa: mio fratello deve trovare dei pantaloni a zampa di elefante. E quale posto migliore se non le bancarelle di vestiti usati.
Eccomi qua, allora, a “rumare” in mezzo a mucchi e mucchi di pantaloni che odorano di polvere e grasso, cercando di essere utile per fare in modo di potersene andare via il prima possibile. La fame sta arrivando, e per strada ho già adocchiato quella che sembra essere un’ottima pizzeria al taglio.

Apro e chiudo gli occhi.
Mi trovo in una piazza antica sormontata da un palazzo, antica proprietà di duchi. La città è circondata da quattro laghi.
Qui il mercato ricopre l’intera superficie pedonale. Solo qualche stretto passaggio tra i banchi colmi di ogni anticaglia.
Ho appena messo a segno il mio ultimo colpo. Per una miseria mi sono aggiudicato una pila intera di messali e libretti devozionali. Un paio sono di fine Ottocento, molti altri del Ventennio.
Peccato non essere riusciti ad accaparrarsi quell’opera in due volumi dei Remondini. Datata Seicento. Il venditore sapeva cosa aveva tra le mani.
Un’altra bancarella e mi porto a casa un piccolo tesoro: una prima edizione in lingua di Im Westen nichts Neues (Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale, 1929) e una copia del 1923 di Adam Bede di George Eliot in ottime condizioni; il tutto a qualche euro. Tutti mollati in anonimi scatoloni, in mezzo a mille altri volumi. Il venditore davvero non sapeva cosa mi stava vendendo.

Un ultimo lampo, e sono con i miei amici.
Un veloce aperitivo a base di spritz e stuzzichini.
La compagnia mi rallegra, ma in fondo un leggero moto di tristezza mi oscura il volto.
Non sono riuscito a trovare nulla. Cioè, sì, avrei anche trovato, però che prezzi. In fondo, a pensarci bene, il più delle volte sono cose che nessuno vuole più. Che senso ha farmi pagare un libro – non più vecchi di una ventina d’anni – anche 20 o 30 euro? E questo quando va bene. Ci sono occhiali da sole che arrivano anche a 100 e passa euro.

Ehi, però dimentichi una cosa
Quale?
È vintage
Ah be’, allora tutto a posto. “Con le pulci” faceva tanto schifo, ve’?
Dai… È stata una bella giornata, tutto sommato.
Su questo non ci piove.

 

45. Vintage (2)
Vintage 2, Emanuele Secco, 2015

 

E.

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2 pensieri su “45. Vintage

  1. Bello!!!
    Le frittelle salate mi mancano, che voglia…
    Grazie per questo nuovo scorcio di vita.
    Angela
    Ps. Siccome sono una precisina non posso esimermi dal farti notare che hai pubblicato un errore: fatte ci colbacchi (di)!!!

    Liked by 1 persona

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