46. Black

Black, Emanuele Secco, 2015
Black, Emanuele Secco, 2015

 

Può essere distrazione dovuta alla frenesia. Vedi un soggetto, ti piace, metti in fretta la mano in tasca, estrai il telefono, con un tocco apri l’app della fotocamera e, inavvertitamente, scatti una foto. Peccato per il dito sull’obiettivo. Davvero…

Può essere il caso. Sei a cena con gli amici. Si decide di fare una foto tutti insieme. Ci si stringe per entrare nell’inquadratura, qualche faccia buffa prima di abbozzare un sorriso decente, premi il tasto e va via la luce. Eh, ma che sfiga…

Può essere un errore umano. Come un pirla ti metti a giocare con le lunghezze d’onda ed ecco il risultato. Bravo…

Può essere un errore software. Hai appena cliccato su “Salva” e il computer si spegne. Crash. Il risultato è uno solo. Meno male, mi avevano detto che su un Mac non avrei avuto mai più schermate blu…

Può essere la foto profilo per esprimere vicinanza a un lutto. Proprio ieri dall’altra parte del mondo hanno abbattuto uno stormo di coleopteris magnagranum. Fuori stagione, al suo passaggio ha rovinato le colture di un migliaio di agricoltori che, così, non vedranno un soldo fino all’anno prossimo. «Assassiniiiiiiiiii!1!111!!!!!11111!!!! #gomblotto.»

Può essere una pinta di stout, così torbida e forte da non riflettere il minimo raggio di luce. Buona…

Può essere una luce che si spegne. Due occhi che si chiudono. Qualche ora di sonno prima che la sveglia decida di strapparci dal vuoto in cui stavamo fluttuando.

Può essere una invincibile forza gravitazionale, la solitudine nello spazio profondo, la calma prima del big bang.

Può essere il cielo. Sei in montagna, niente luci attorno, solo le stelle. Rivolgi il telefono verso il cielo e scatti una foto. Ma l’obiettivo non è così potente, l’apertura del diaframma non basta a catturare luci così flebili. Mannaggia…

 

Una foto completamente nera non è per forza da buttare. Può essere tante cose. Dipende sempre dalla situazione, dal soggetto, che si voleva intrappolare.
Perché non provate a dirmi voi cosa può essere la foto qui sopra? Io ci ho provato e spero di avervi fornito abbastanza materiale per continuare.
Potete commentare qui, su Facebook, su Twitter, su Instagram. Basta che usiate l’hashtag #ipunctum, così potrò leggere i vostri contributi con facilità.
Avanti, stupitemi un po’. So che ne siete capaci. Sarà bello, poi, raggruppare tutte le risposte in un urPunctum dedicato.
A voi la palla, adesso.
A presto!

E.

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2 pensieri su “46. Black

  1. Ecco cosa ho buttato sulla carta guardando questa foto. Grazie infinite per la possibilità di esprimere i nostri pensieri.

    “Il nero è un colore che spaventa. Il nero è anzi l’assenza di ogni colore, il vuoto, il buio ancestrale. Assorbe la luce, la intrappola e la cancella. Cosa ci spaventa di più da bambini? Il buio, perchè il nero è il colore del malvagio e dell’ignoto, di ciò che non si conosce e non si vede. Il nero è il non-colore dei cattivi nei fumetti e nei cartoni animati. Il mostro nell’armadio si chiama Uomo Nero.

    Quando si cresce, il nero diventa un simbolo. Chi lo indossa per esprimere tristezza, ribellione, appartenenza. Chi per creare ignorante terrore.
    Ma se si guarda bene, se si scruta in questo quadrato scuro si cade nell’insondato. Guardiamo a fondo nel buio, ci vedremo la pace. Non saremo abbagliati, ma cullati dal nulla, dove tutto è presente silenzioso. Il nero è il colore del grembo in cui ciechi ascoltiamo i battiti della madre, è la sfumatura della notte piena di promesse. Il nero è il gorgo delle emozioni. Ricorda la fine, ma prima della luce abbiamo visto il buio. E quel buio era colmo di vita. Nell’abisso ribolle l’esistenza nascosta e terribile, per questo il nero spaventa gli animi leggeri.
    Nel nero bisogna perdersi, basta chiudere gli occhi.”

    Barbara

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