08. Happy B-Day C. Bukowski

soundtrack: Red Hot Chili Peppers – Don’t Forget Me

 

Seduto alla scrivania. Il caldo mi opprime. Fottuta estate, sempre odiata da quando ero bambino.
Piccole gocce di sudore mi rigano il volto. Ogni cinque minuti devo fermarmi per asciugarle col fazzoletto. E dicono che l’estate sia la stagione dell’allegria… a me sembra quella dei fottuti masochisti. Pensateci un po’: passano ore e ore a dormire sotto il sole, lamentandosi poi se la pelle gli si brucia. Coglione, vorrei dirgli, ti sta bene, te la sei voluta. Probabilmente se dicessi una cosa del genere verrei subito attorniato da una schiera pressoché infinita di sbarbatelle in bikini che reclamano i propri diritti e che puntano il dito contro quello che vedono come simbolo incarnato del maschilismo più becero. Ma andate a sdraiarvi ancora sotto il sole, dico io, non ho certo bisogno del vostro starnazzare, anzi, magari stasera mi mangerò le vostre belle chiappette cotte alla piastra.
Magari ci sarà ancora qualche invettiva da parte di ‘ste ochette ipocrite, ma poi basta. Il mio pensiero, in quel momento, sarà rivolto solo alla tenera carne delle loro chiappe cotte al sole, magari condite con un goccio d’olio d’oliva e una spruzzatina di succo di limone. Paradiso del cannibalismo.

Qualcuno passa per strada. Figura familiare. Attira la mia attenzione.
Mi alzo di colpo e tirando le tende appiccico il naso alla finestra. Do un’occhiata all’orologio, rialzo subito lo sguardo.
Eccolo, è lui. Sempre alla stessa ora, ogni giorno che passa. Il suo tragitto è semplice, lineare: esce di casa, fa qualche decina di passi, entra nel negozio di liquori all’angolo della strada e poi torna indietro.
È lo scrittore. Sì, è lui. È quello che non piaceva né a mia madre né a mio padre. Chissenefrega, io impazzivo per i suoi racconti.
Il suo stile è semplice e scarno. Ti sbatte addosso come un pugno in pieno volto. Quando leggi ti senti male, perdi sangue e ti viene da vomitare. Non perché non sia bravo, no. Il fatto è che come le sa rendere lui le cose che racconta… non glielo metti nel culo facilmente.
Rimango fermo. È entrato nel negozio di liquori. Guardo l’orologio, due minuti e sarà fuori.
Eccolo… come da programma.
Forse dovrei scendere di corsa anche solo per stringergli la mano, complimentarmi per il suo lavoro.
No, forse domani.
Sono due anni che me lo ripeto… No, forse domani.
Ah, ‘fanculo al domani.
Mi tiro su i pantaloni, infilo le pantofole ed esco di corsa da casa. La porta sbatte, rumore di legno scheggiato. Che mi facciano causa.
Oggi è il giorno giusto, mi dico. Oggi è il giorno giusto.

 

bukowski2

Cheers, man…

 

E.

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