59. Protezione

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Protezione, Emanuele Secco, 2015.

 

Era il 1992 e ci preparavamo per trasferirci a Budapest.
Per me, un bambino di 5 anni appena compiuti, non significava molto. Solo ora capisco quanto fosse importante per mio padre.
Voleva allontanarsi dal mondo marcio in cui lavorava, tra minacce e intimidazioni varie. Un militare onesto, sì, che suo malgrado si ritrovò a combattere contro un sistema di disonestà e mazzette portato avanti da alcuni colleghi.
Ricordo che per qualche mese aveva vissuto a Roma, lontano da noi, per frequentare un corso intensivo di inglese durante il quale, al minimo errore, potevi essere buttato fuori.
Una scelta coraggiosa la sua, senza entrare nel vivo delle maldicenze ignoranti che questa aveva scatenato per tutto il paese. Ma lui non si fece intimorire né contrastare dai vari «ma cosa vai a fare là» che si sentiva dire di giorno in giorno.

Aveva fatto di tutto, davvero, e finalmente la chiamata era arrivata.
Per me continuava a non significare molto. Non riuscivo a capire perché mettessimo in scatola tutte le nostre cose, né dove stessimo andando. Mamma e papà avevano provato a farmelo capire, arrivando a indicarmi l’Ungheria sulla mappa dell’Europa che appariva durante il meteo in TV. Ma io ero solo un bambino biondo e minuto di Gemona del Friuli, il mio mondo era quello.

Ricordo appena il mio ultimo compleanno.
Il trasloco era prossimo. Nonostante tutto i miei genitori avevano deciso di farmi passare quel giorno in una casa che già conoscevo.
Ho poche immagini fisse di quel giorno – ahimè stanno cominciando a sbiadire – ma ricordo che quel 1 ottobre 1992 era una bella giornata di sole. Ricordo che papà, in divisa, era uscito prima dal lavoro per venire a prendermi all’asilo in sella al suo CIAO. Mi abbracciò, mi fece gli auguri, mi diede un bacio sulla fronte e mi fece far finta di guidare la motoretta.
Ricordo bene i pochi minuti di tragitto che impiegammo per arrivare a casa. Io ero lì, tenuto al sicuro dalle braccia forti di mio padre affinché non cadessi, ridendo come non mai. Non c’era nessuna Budapest, nessun trasloco. C’era solo un profondo senso di affetto e protezione, e questo mi bastava per essere felice.

Mentre scrivo, sebbene la malattia l’abbia ridotto solo a un’ombra di quanto è stato, non passa giorno senza che io lo ringrazi per le scelte coraggiose fatte in quel particolare periodo e non solo.

 

59.pretezione2
Protezione 2, Emanuele Secco, 2015

 

E.

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