66. Pic of a pic, pt. 3

66. Pic of a pic 3
Pic of a pic 4.0, Emanuele Secco, 2015

 

Prima volta a Roma da quando ho iniziato il progetto. Non posso mancare l’occasione.
Batteria carica, power bank pure, obiettivi pronti.
Trastevere, Campo de’ Fiori, poi Piazza Navona. Chissà che non venga fuori qualcosa di buono.

Provo qualche grandangolo, sperimento col fisheye. Tutto ottimo, certo, ma non sono soddisfatto. Va benissimo fotografare palazzi e fontane, ma quello che cerco è la gente.
L’occasione è ottima. Ci sono le bancarelle di Natale, solita ressa desiderosa di passare qualche ora rimirando torroni troppo duri o morbidi, carabattole in plastica e befane appese. Il tutto condito da una frittella alla nutella (poi però non lamentatevi).

Scendo dal marciapiede che costeggia la piazza e mi tengo al limite della massa umana. Gli occhi cercano di inquadrare qualche bersaglio. Senza fretta. Ho tutto il tempo del mondo.
Scatto qualche foto, così per provare che la messa a fuoco sia a posto, quand’ecco che sento le note di una chitarra elettrica. Clapton, Hendrix, Lennon. Interessante, mi dico.
Lui è a una decina di metri da me. Seduto. Note dolci, mai fuori posto, non banali. Qualcuno lo ascolta per qualche secondo poi se ne va, preso da chissà cosa.
Pochi passi e gli sono davanti. Mi tengo a debita distanza per non passare la linea ideale che segna il suo spazio. Provo qualche scatto. Mi inginocchio, provo qualche altro punto di vista. Non male con alle spalle Sant’Agnese e la fontana di Bernini. Molto suggestivo.
Nel mentre noto uno spettatore in particolare. È seduto su una panchina a pochi metri da me. Tratti orientali, canticchia le canzoni, accenna un po’ il ritmo. Vedo il suo sguardo passare da me al chitarrista.
Decido di cambiare visuale. Voglio provare a cogliere le espressioni di chi passa e viene colpito dalla musica. Gli occhi dello spettatore mi seguono. Appena comincio a scattare si alza, si porta in posizione utile e tira fuori lo smartphone. Mentre controlla il campo capisco cosa vuole fare, lo sguardo ancora da me al chitarrista, quindi aggiusto leggermente l’inquadratura.
Scatto simultaneo. Come in uno specchio, entrambi alziamo lo sguardo. Un leggero sorriso, poi ognuno per la sua strada.

Le intuizioni sono un fluido. Esso scorre travolgendo chi ne è sensibile.
Scoprire, a Roma, che qualcun altro nel mondo apprezza e crea la sua serie di Pic of a pic.

 

«I turn my camera on
I cut my fingers on the way
The way I’m slipping away
I turn my feelings off
Y’made me untouchable for life
And you wasn’t polite»

(I Turn My Camera On, Spoon)

 

E.

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