77. Ruin

Ruin, Emanuele Secco, 2016
Ruin, Emanuele Secco, 2016

 

Un Punctum un po’ diverso dal solito. Questa volta niente narrazione. Solo una riflessione.

Rovine. Rovine ovunque. Di valori, pensieri, capacità intellettive.
La parole di Karl Popper usate per lo scorso Quoth the Raven sono quanto mai azzeccate per descrivere l’enorme rischio a cui è sottoposta l’arte.

Fondamentale, per procedere, è la seguente domanda: hai più voglia di creare un buon contenuto o di ottenere like facili?
La questione è tutta qui.
È giustissimo pensare a engagement, advocacy e pura interazione. Ma quanto questo può giovare al contenuto?

Troppo spesso la sola voglia di apparire dà vita a contenuti scarni, privi di mordente e riflessione. Video, foto e testi che sembrano urlare in faccia all’utente la banalità di cui sono fatti, l’inutilità del loro creatore, l’ingiusto e iniquo processo che li ha visti nascere.
Il commento si riduce a un «Che bravo! Che bello!» Tanti applausi muti in un teatro silenzioso.

Le mode, poi. Queste insopportabili.
Marketing, cibo, social media marketing, trucco e parrucco, social media marketing, poesia, social media marketing, racconti, social media marketing, fotografia.
Una rete fatta di contenuti tutti uguali tra loro. Così tante fonti da non essere, queste ultime, distinguibili l’una dalle altre.
Una tendenza riscontrabile anche in buona parte del giornalismo. Argomenti in voga, notizie sparate in rete alla velocità della luce e mai verificate fino in fondo, servizi televisivi più simili a una telenovela che a un lavoro professionale. Schifezze buone solo per gli scemi.

Cos’è questa se non superficialità?

Benedetto, allora, il lavoro di chi se ne frega dell’interazione. Di chi magari la cerca, non c’è nulla di male, ma che non vede come suo unico obiettivo la notifica fatta a stella.
I like sono un’arma a doppio taglio: possono sì esaltare un contenuto, ma la strenua ricerca di approvazione non può far altro se non uniformare la propria creatività a quanto vuole il pubblico.
Benissimo se c’è un commento, ma se non c’è fa lo stesso. Cancellare quelli inutili, ché ci stonano di sapore.
Forse è opportuno ricominciare dallo sgabello presente nella foto qui sopra. Magari impolverato e smunto dal fuoco o dal tempo, ma abbastanza scomodo da pungere la fame di creazione.
L’importante è esserci. Proporre qualcosa di nuovo.

E.

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