80. The Wall, pt. 1

pt. 1

 

The Wall, Emanuele Secco, 2016
The Wall, pt. 1, Emanuele Secco, 2016

 

Liberi vissero da quando l’ultimo invasore lasciò la loro terra.
Uno ad uno i muri costruiti dai mercanti di carne vennero abbattuti.

Nessuno pensò più al passato, impegnati com’erano nella rinascita di quanto distrutto. Messi in ginocchio, pensavano solo a rialzarsi.
Il benessere non tardò ad arrivare, giusto premio per le membra stanche.

Un’ombra, quasi impercettibile, continuò a ingrossare le proprie fila. Il passato stenta a morire, lascia sempre una traccia. In silenzio, essa cresceva.

Poi venne il giorno: il contatto con una diversità sconosciuta.
Dopo un primo attimo di incredulità, l’ombra decise che era il momento giusto di agire.
Bandiere, marce, manifestazioni, manganelli. Ostilità. Inni di un astio lasciato a lungo sopito. Canto di figli di un dio che non si riconosce in quanto vede. Bambini allevati nell’educazione alla diversità, sia essa sociale che razziale.

Presto i cori aumentarono di volume e le marce di manifestanti.
Presto si progettarono nuovi muri in segno della stessa libertà per la quale li si era abbattuti.
Presto cominciò la ricostruzione della diversità.

«Costruire muri è un atto di libertà».

Siamo tutti diversi, ma allo stesso tempo uguali in quanto esseri umani. Tuttavia, preferiamo confortarci in un’uguaglianza circoscritta, più provinciale. Rassicurati dalla stessa pelle bianca, dalla stessa religione, dalla stessa lingua. Una fantomatica stessa cultura.
Un muro. È rassicurante.
Perché diciamolo: fa sì comodo sentirsi uguali agli altri, ma sentirsi più uguali provoca un piacere senza pari.

(continua…)

 

E.

 

(leggi anche: The Wall, pt. 2)
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