86. Waiting, pt. 2

Waiting pt. 2 (1), Emanuele Secco, 2016
Waiting, pt. 2 (1), Emanuele Secco, 2016

 

«Ciao. Tutto ok?»
Una spunta grigia. Due.

«Ho solo 5 minuti prima della conferenza.»
Una spunta grigia. Due.

Rapida occhiata a Twitter.

«Volevo dirti che ho sistemato gli appunti per il convegno di domani. Li trovi sulla scrivania dello studio.»
Una spunta grigia. Due.

Un nuovo stato. Qualche commento su Facebook. Risposta.

«Hai le chiavi dello studio?»
Una spunta grigia. Due.

Ansia.

«Rispondi!!! :(»
Una spunta grigia. Due.

Solo un minuto alla conferenza.

«Vado. Sai la ressa…»
Una spunta grigia. Due.

Nessuna nuova e-mail.

«A dopo! Scrivimi!!! Terrò il telefono sottocchio.»

Infila lo smartphone nella borsa.

Ma perché non mi ha risposto

Lieve punta di tristezza. Si avvia verso l’ingresso.

 

Waiting, pt. 2 (2), Emanuele Secco, 2016
Waiting, pt. 2 (2), Emanuele Secco, 2016

 

Poco lontano.
Il passaggio delle poche automobili viene attutito dalla quiete mattutina.
Passi già nervosi. Chi da una parte, chi dall’altra.
Qualche buongiorno tra i denti, altri elargiti con un sorriso.
Una leggera brezza muove le fronde degli alberi in fondo alla strada. Sarà lontano, ma l’odore pungente di polline si sente fin lì.
Seduta, gambe accavallate, la signora attende.
La sedia in metallo non è il massimo della comodità, ma è quanto basta.
I suoi occhi, protetti da lenti scure, si perdono nella contemplazione.
Ogni mattina decide di uscire presto. Il suo lavoro non lo richiede, ma lei non si perderebbe tutto ciò per nulla al mondo. È il gusto del mattino, del primo sole. Il sapore dell’attesa cercando di scorgere il pensiero di ogni persona che passa.
A malapena si accorge del buon Attilio, il barista. Questi poggia la tazza sul tavolo. Cappuccino: una nota dolce e amara che accompagnerà l’attesa.

Dentro la borsa il telefono vibra. Un messaggio dietro l’altro.
Sa bene chi è, ma non vuole rispondere. Non le interessa.
Vuole solo concedersi qualche minuto di pausa prima di cominciare a lavorare al convegno del giorno dopo.
Deve solo recuperare alcuni appunti, ma niente di preoccupante. Sa già dove trovarli.
Il telefono può aspettare.

 

È strano. L’essere sempre connessi e l’elevata capacità comunicativa ci hanno portati a non vedere più l’attesa come un momento di pausa, ma come una porzione di tempo durante la quale tenerci occupati. Scriviamo e condividiamo senza freni, spesso inutilmente, ma solo per non fare a meno della realtà: vogliamo sapere, fare il pieno di informazioni. Tuttavia, fermarsi per un minuto o due ci aiuterebbe a metabolizzare tali dati, permettendo la costruzione di un pensiero.
Sarà per questo che, ormai, scorriamo tra sempre più like che contenuti davvero degni di nota.

E.

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