96. Simbolo, pt. 3

Simbolo pt. 3 (2), Emanuele Secco, 2016
Simbolo pt. 3 (2), Emanuele Secco, 2016

 

Mi ricordo quel giorno.
I cieli si coprirono di negre nubi. Il vento smise di soffiare. La prateria si rinsecchì, gialla e calda come il fuoco.
Niente più tamburi. Niente più pitture di caccia. Niente eco incessante di migliaia e migliaia di zoccoli in corsa.
Era tutto finito.

Rimase solo la croce.
Uomini che dicevano: «Ci occuperemo di voi.»
Ci insegnavano a riconoscere dei segni sulla carta.
Uccidevano il nostro cibo.
Sterminavano le tribù.
Ci rinchiudevano in una terra non nostra. Un avanzo sulla mappa.

Non tutti hanno retto il colpo. C’è chi continua la sua vita, imitando gli insegnamenti ricevuti. C’è chi invece ha provato ad adeguarsi, ma così facendo si è sentito svuotato della propria identità, della propria anima.
Questi ultimi hanno trovato un rifugio, un modo per allontanare ogni cruccio. Per tutto il giorno barcollano come morti tornati dall’oltretomba, per poi accasciarsi quasi senza vita quando viene sera.
Io sono riuscito ad adeguarmi, mio padre no. Passa le giornate seduto su una sedia a dondolo, una bottiglia tra le gambe, braccia conserte, facendo perdere lo sguardo nel punto in cui la prateria e il cielo diventano tutt’uno. In lui solo ricordi. Un contenitore vuoto, circondato da un riflesso del nostro passato.
Io no. Io resisto.
Ogni giorno prego il nostro nuovo dio per un buon raccolto, affinché il bestiame resti in salute.
Ho tutto ciò che mi serve. L’essenziale. Sopravvivo.
Tuttavia, la sera non torno subito a casa. Ho un luogo tutto mio. Mi basta qualche minuto, ma devo portargli il mio saluto.

 

Simbolo pt. 3 (2), Emanuele Secco, 2016
Simbolo pt. 3 (2), Emanuele Secco, 2016

 

In questo punto l’erba della collina lascia intravedere la sua anima.
Nella pietra riconosco i miei lineamenti, quelli del mio popolo.
Solo allora la nostra antica lingua riprende vita. Flebile, ma viva.
Le erbacce pian piano cercano di nascondere quanto è stato, ma non importa. Esso non cadrà nell’oblio. È materia forte, indistruttibile. Resisterà alle intemperie.
E quando i tempi saranno maturi, qualcun altro lo troverà. Noterà il suo viso, il mio.
Mi basterà un pensiero, anche solo una lacrima, per tornare a cavalcare insieme al mio popolo. Via, nelle grandi pianure assolate, accompagnato dal vento, ritrovando il Grande Spirito.
Ritrovando me stesso.

 

E.

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