101. Quadratura, pt. 3

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pt. 2

 

Quadratura, pt. 3, Emanuele Secco, 2016
Quadratura, pt. 3, Emanuele Secco, 2016

 

Il cielo assume quella tonalità di azzurro che precede l’alba.
Ingurgitiamo l’ultimo sorso.
L’ultimo mozzicone, spento.
Aria pensante di fumo e alcol, ma non importa.

Ecco, cos’è che ci frega: il senso comune. Il martellamento ricevuto, fin da quando eravamo in fasce, da parte di una società abituata a pensare solo quanto le si ordina di farlo. E la chiave di tutto sta nell’idioma, modellato e sconvolto al fine di piegare le coscienze. Giochi linguistici che rendono i lemmi incomprensibili nella loro semplicità, tanto da farcene delegare la comprensione a chi riteniamo più degno, adagiandoci poi nella bambagia dell’ozio. Tanto ci pensano loro…
Straordinaria, la nostra capacità di adattamento.
Ci abituiamo a tutto. Ghigniamo guardando foto di un bambini morti. «Dategli giù duro», in faccia ai disperati. Siamo pronti a spolverare cannoni e polvere da sparo. Invochiamo mura, protezione, sterminio. Esaltiamo il lavoro manuale, denigriamo quello intellettuale. Diamo retta a notizie, false, così tragiche e palesemente inventate ma studiate per essere prese per vere. Sputiamo sulle tombe di chi ci ha regalato la libertà di pensiero.

 

«Turn around, they might be watching
And you never disappoint them
Hide your innocence before they see right through
You mustn’t disappoint them.»

 

Il linguaggio. Il vero oppio dei popoli.
Solo tramite esso è possibile rompere il rapporto tra significante e significato.
È così che normalità e bestialità si riversano nello stesso concetto. Quando si permette a un’immagine bestiale di entrare nella quotidianità, e la ripetizione del processo riesce a sedurre il flusso cognitivo, l’idioma si introduce nell’istinto basico dell’uomo rimpiazzando le idee pregresse. Ogni possibilità di sfogo troverà una scusante. Niente più freni. Parlare di omicidio, di cannonate e di roghi non farà né caldo né freddo.
Così assuefatto all’orrore, il cervello non farà altro che richiedere altra e nuova bestialità per riuscire ad attivare le funzioni del pensiero.
L’uomo ridotto a un singolo tassello, immerso in una massa di zombie in cerca della preda di turno. Di un nemico da annientare. Di un bersaglio sul quale far ricadere le colpe del proprio malessere.

 

«You need another death just to have a life to save
You need a master just so you can beg
You need a light just because you’re so afraid
Now bow down and learn to be a good slave.»

 

«Figli di puttana!» sbotta quell’altro.
«L’hai detto, fratello.»
Si prende la testa fra le mani. «C’è da uscirci matti, con ‘sta merda.»
Una manata e fa cadere dal tavolo alcune bottiglie. Frantumi assordanti. Gli schizzi di birra macchiano la pila di giornali vicina.
Scoppia in lacrime. La realtà, quando così palese, è un masso pesante. Impossibile da sollevare, spinge a terra anche il muscolo più allenato.
«Sarebbe da tirargli una bomba a ‘sti maledetti…»
Lo dico senza pensare. Lui alza la testa. Occhi contro occhi. Gli angoli della bocca tremano.
«Stai… stai cominciando a parlare come loro.»
«Cosa?», sbotto io. «Ti pare che dopo aver risolto l’equazione possa caderci dentro?»
«Allora cosa intendevi con quel ‘bomba’?» Abbandona le braccia sul tavolo.
Mi schiarisco la gola. «Solo che non si può andare avanti così. Bisogna fare qualcosa.»
«E la soluzione, per te, sarebbe tirargli una bomba?»
Scoppia a ridere. Isterico. «Allora questa nottata non è servita a un cazzo!»
«No, no. Non dire così. È solo che ci vuole un’azione per riportare le cose nella giusta via.»
«Vai avanti.»
«Parlo di una violenza necessaria. A fin di bene.»
«Ah, interessante…»
«Basterebbe anche solo uno di loro. Sai come si dice, no?! Colpirne uno per educarne cento.»
«Sì, potrebbe essere una buona idea. E come vorresti agire?»
«Non lo so ancora. Però ci sono molte più possibilità.»
«Eh, sì,» sorride, «più di quante pensi.»
Mi lascia pietrificato. Il suo corpo è proteso. Pronto a scattare. Mentre parlavo ha lasciato scivolare una mano verso il pavimento. Qualcosa non va.
«Cosa c’è?»
Mi trema la voce.
«Niente. Tutto benissimo.»
In quello vedo uno luccichio elevarsi da sotto il tavolo. Quando si rivela, l’orrore mi blocca.
Dall’altro lato del tavolo il mio migliore amico, mio fratello, tiene per il collo una bottiglia frantumata. Bordo tagliente, reclama sangue.
La sua voce è piatta. Peggio di un sintetizzatore.
«Bello, vero?» sorride verso l’arma. «Sappilo, caro mio, non mi lasci scelta.»
«No, ehi. Stai scherzando, vero?»
«No.»
Il suo sguardo è fisso. Occhi immobili.
Ma sì, penso, abbiamo bevuto troppo, la cosa ci è sfuggita di mano e ora non riusciamo più a distinguere la realtà da uno scherzo.
Cerco di sdrammatizzare, ma non serve a nulla. Ha intuito l’origine del mio nervosismo: dicevo sul serio parlando della bomba. Se no non mi tremerebbe la voce. È che non riesco a tenere gli occhi lontani da quel collo di bottiglia.
«Taci!»
Assaporo una goccia di sudore. Deglutisco con forza. Respiro spezzato.
«Non sei mai stato bravo a inventare scuse.»
Il suo corpo scatta. Il braccio si piega indietro. Rincorsa.
Lancia la bottiglia. Chiudo gli occhi. Impatto. Il volto mi esplode in mille riflessi.

 

Apro gli occhi.
Mano protesa.
Lo specchio, in frantumi, riflette un sole che nasce.

Ho fallito.
Sedotto dall’idioma, dal terrore, ero pronto a fare scempio dei miei principi. Nessuna salvezza, sono come tutti gli altri.
Nella ricerca senza sosta, il vero obiettivo era riuscito a sfuggire. Avevo individuato l’integrale: il linguaggio. Già un risultato, di per sé. Fattore decisivo nella continua decadenza, ma impotente senza la variabile che gli dà vita.
La bestialità, il mutare del rapporto tra significante e significato, la corruzione del pensiero. È l’uomo che induce tutto ciò. Macchina di perfetta bellezza, quanto mai capace di generare caos.

L’uomo. Malleabile. Corruttibile. Inutile.
Primitiva.
Ecco, finalmente, la quadratura.

«We fall in line
We live the lie
Give up, give up and feed the machine
It grows inside
Nowhere to hide
Wake up, wake up and kill the machine.»

FINE

 

E.

 

(Leggi anche: Quadratura, pt. 1, Quadratura, pt. 2)
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